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  • BIOGRAFIA minima

    Scrivo romanzi per adulti e per ragazzi, pubblico racconti su antologie e riviste di settore.

    Ho scritto i testi del fumetto "Il cugino" disegnato da Lorenzo Palloni.

    Nel 2002 ho dato vita al FestivalNoir di Lerici, che si è trasformato negli incontri letterari "Leggere fa male".

    Nel 2018 ho organizzato "Mi piace corto", primo festival Italiano dedicato al racconto.

    Dal 2017 scrivo per il cinema.

    Conduco "Senzafiltro" un programma in diretta radioweb su www.radiorogna.it

    I miei interessi sono curati da Stradescritte (www.stradescritte.it

    per presentazioni contattare: ufficiostampa@arkadiaeditore.it

  • TITOLI PUBBLICATI

    Stato di famiglia

    ​Arkadia Editore, collana Sidekar

    2019

    Ritmo, montaggio e sintassi asciutta, sono le grandi virtù di questi racconti acidi che narrano tutti un medesimo Male, ma ogni volta in modo singolare, esclusivo; nella maniera più freddamente atroce, il Male si manifesta, esplode, irrompe nel quotidiano, nel luogo più sacro e sicuro, togliendoci ogni certezza.

     

    il booktrailer: https://www.youtube.com/watch?v=GZaaHWF6rZg

    La leggenda di Berenson

    Pelledoca Editore, collana Neroinchiostro

    2018

    Il padre di Michelangelo (Mongi) compra a un’asta online un vecchio cabinato che dovrà diventare il suo ufficio e la casa estiva, sogno del figlio. Non l’ha ancora messa in acqua che qualcuno chiama per sapere se sono interessati a venderla. È durante i lavori di ripristino che Mongi trova, nascosto in una cabina, un manoscritto in cui si parla del tesoro di Berenson. Scopre presto che a scriverlo era stata proprio la precedente proprietaria della barca, Carlotta Alessandrini, una stimata antiquaria, uccisa una notte a bordo e il cui assassino non è mai stato trovato. Tocca a lui ora fare luce sul mistero e soprattutto capire che fine ha fatto il tesoro, una serie di opere d’arte trafugate dai nazisti durante la guerra. L’indagine non è affatto semplice e a complicare le cose è la presenza, invisibile ma costante, di un uomo sconosciuto che sembra aspettare l’occasione giusta per riprendersi quello che ritiene sia suo.

     

    Nel dolore

    ​A&B Editore, collana Melpomene

    2017

    La vita di Nick Corey sembrava potesse scorrere tranquilla da quando Stella è tornata a vivere con lui. Ma il destino non è benevolo: Rudy Loddenbróke, il suo miglior amico viene ucciso. Nick non ha il minimo dubbio su chi possa essere stato. Così, mentre con Stella tenta di imbastire una vita serena parlando di nuovo di matrimonio, indaga e cerca di fare uscire allo scoperto l'assassino. Grazie ad Abramo, uno strano cane incontrato per caso, Nick riesce a sventare una trappola micidiale che lo porterà di nuovo sulla strada della violenza lucida e spietata, alla quale si appella per spianare ogni ostacolo tra lui e l'ordine delle cose, tra se stesso e la felicità che pretende di avere. Nick Corey cadrà di nuovo nel suo inferno di ferocia, in balia delle sue paure e della sua voglia di vendetta. E non avrà pietà per nessuno, neppure per se stesso.

     

     

    Le cose di cui sono capace

    ​Perdisa Editore, collana I Corsari

    2011

    Lui si chiama Nick Corey, come il protagonista di Colpo di spugna di Jim Thompson, ma il suo nome all’anagrafe è Nicola Coretti: è lo sceriffo italo-americano di una piccola cittadina texana e non è affatto uno stinco di santo. Nick odia la sua città, odia il deserto, le vacche, le seccature del suo lavoro; Nick bestemmia, beve e usa metodi decisamente bizzarri per debellare la delinquenza. Quando il suo amico Rudy finisce in un brutto guaio, toccherà a lui aiutarlo, ma non sarà per niente facile, anche perché tutto accade alla vigilia del grande rodeo, con la città invasa da cowboy ubriaconi e attaccabrighe.

    qui il booktrailer https://www.youtube.com/watch?v=_SgkoHHsiqI

     

     

    Imperfetto

    ​Perdisa Editore, collana WalkieTalkie​

    2010

    Il cadavere di un ragazzo viene ritrovato in un bosco, lungo una strada di provincia, nudo e malridotto. Nessuno sa che dietro al delitto c’è una mente criminale meticolosa e folle. Dopo un anno di indagini non si è arrivati a niente. La vittima era il figlio di un personaggio influente della zona e le pressioni della famiglia sono diventate un problema. Serve un parafulmine. Eccolo: Merisi, investigatore privato, quarant'anni appena compiuti e un matrimonio a scatafascio… Sulfureo, nero e trascinante, già uscito in edizione autoprodotta nel 2006 con un tale successo da richiedere un’immediata ristampa, Imperfetto conferma il talento del suo autore con una miscela impeccabile di suspense, ingegno e causticità.

    Ripubblicato nel 2013 dal Sole 24Ore nella collana Italia Noir

     

     

    Biondo 901

    ​Perdisa Editore, collana BabeleSuite

    2009

    Lui fa il parrucchiere, lei è una donna bellissima e biondissima. Lui se ne innamora, lei gli nasconde qualcosa.Quando entrano di scena gli altri, si capisce che è una storia che non si smetterà di leggere fino alla fine.
    Polifonico e corale, il primo testo che Alessandro Zannoni firma con il proprio nome, sorprende per la maturità linguistica e il sapiente dosaggio degli ingredienti.
    Biondo 901 è già uno spettacolo teatrale diretto e interpretato da Alessandro Bertolucci.

     

     

  • EBOOK

    Nero in dissolvenza

    Autoproduzione

    2015

    Scritto nel 2002, è il mio primo romanzo vero e proprio (mai pubblicato).

    Recensione di un lettore su Amazon

    "La scrittura è veramente di alto livello, notevole, ha un suo ritmo e una musicalità che ti coinvolgono e ti avvolgono. Dovessi scomporre il libro darei un voto altissimo alla scrittura e un po' meno alto alla narrazione, alla trama che non è certo delle più originali. Le atmosfere sono invece narrate in modo pregevole; di più, un merito abbastanza unico di questo scrittore è quello di creare un romanzo ambientato nella pura provincia italiana senza indugiare neanche per un secondo al provincialismo, senza ammiccare mai all'appartenenza per farsi amico il lettore. In questo senso siamo di fronte a un romanzo del tutto fuori dal solito coro italico."

     

    https://www.amazon.it/Nero-dissolvenza-alessandro-zannoni-ebook/dp/B00X15M2GQ

     

  • racconti/raccolte

    Death in Venice - racconti dalla Laguna

    AAVV - Edizioni Carteggi Letterari

    2017

    Autori diversi, diversi stili, per affrontare una città immortale.

    Partecipo alla raccolta col racconto intitolato "S."

  • Recensioni

    (una piccola parte)

     

     

     

     

    Zannoni è uno scrittore anomalo, che ha prodotto e venduto da sé i suoi primi quattro libri, con risultati da fare invidia a un editore! Audace, ma anche bravo e originale, come dimostra questo suo primo romanzo proposto in libreria. È la storia di Letvania, una giovane e bellissima kazaka. Suo fratello Dimitri importa a Viareggio ragazze russe da far prostituire e l’ha fidanzata a un losco compare italiano, ma l’imprevisto nasce quando Letvania si innamora di un parrucchiere, Giordano. La storia è una sola, ma viene narrata da quattro punti di vista diversi: da Giordano, da Letvania (con una resa riuscitissima, divertente e commovente insieme, del suo linguaggio misto slavo-italiano) e da altri due personaggi. Il risultato è affascinante. Un piccolo, geniale labirinto pieno di dettagli preziosi e di verità profonde e sussurrate.

    Raul Montanari, Psichologies, giugno 2008

     

     

     

    È un'autentica storia di violenza suburbana, ben ambientata in un milieu poco frequentato dai nostri giallisti e affidata a personaggi credibili e ben definiti. La vicenda è raccontata, in quattro prime persone parallele, dai due protagonisti e da due comprimari importanti, ciascuno dal suo punto di vista, con la sua voce e le sue ipotesi su quel che sta succedendo. L'effetto complessivo suona un po' alla Rashômon, o, meglio, visto che le quattro versioni non si contraddicono, ma ciascuna completa l'altra, ricorda la tecnica del Quartetto di Alessandria di Lawrence Durrell, che non è, lo ammetterete, un riferimento da poco.

    Carlo Oliva, Radiopopolare, 19 maggio 2008

     

     

     

    Eleonora su "Lettura Candita"

    https://letturacandita.blogspot.com/2018/08/fuori-dal-guscio-libri-giovani-che.html?fbclid=IwAR2-hSPxGTFfe4IW0VQr4iWDR5G8ejW2_HKhbzMrNt1i5f0N07wJzPreCBI

     

     

    Chiara Lorenzoni (video)

    https://www.youtube.com/watch?v=askIHv1Nmes&feature=youtu.be&fbclid=IwAR1tqs_Rc0XhYn8nihyeGd3WC33P5uTn4ZbR9MIuzmBQcNTgcR4Phh2dnPs

     

     

    Lorenzo Mazzoni su Il Fatto Quotidiano

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/05/12/alessandro-zannoni-e-james-purdy-orrore-e-disperazione-fanno-da-padroni/5156439/?fbclid=IwAR2gp54NpkGx0G9EQ_qAk4NYpWkBmvh1pn3KgubP94mIMCVELji-VJ6wy_M

     

    Salvatore Massimo Fazio su LettoRilettoRecensito

    http://www.lettorilettorecensito.flazio.com/home/art/277/alessandro-zannoni--stato-di-famiglia--sidekar-collana--di-arkadia-editore?fbclid=IwAR3_DlPXCto9HvEK3tfVRKSKx4zzfHsx2jrmBBd06hhRAe302jFZ9GmSFPw

     

    Nicola Vacca su Liberi di scrivere

    https://liberidiscrivere.com/2019/04/19/stato-di-famiglia-di-alessandro-zannoni-arkadia-editore-2019-a-cura-di-nicola-vacca/?fbclid=IwAR0CuC95gI36dUTG9bXKss2t-xYZeQzFT9O3KnxUo0aLGyGsE3qyKfMg3Ekhttps://liberidiscrivere.com/2019/04/19/stato-di-famiglia-di-alessandro-zannoni-arkadia-editore-2019-a-cura-di-nicola-vacca/?fbclid=IwAR0CuC95gI36dUTG9bXKss2t-xYZeQzFT9O3KnxUo0aLGyGsE3qyKfMg3Ek

     

    Michele De Angelis su L'Opinione

    http://opinione.it/cultura/2019/04/19/michele-de-angelis_libro-stato-di-famiglia-alessandro-zannoni-arkadia-editore/?fbclid=IwAR2Dg14kyq2k5rBc5b_KMO0_68jUc2w3dlnXEF9Muq6MWKkODZfndNHoYOg

     

    Ivo Tiberio Ginevra su Thrillercafé

    http://www.thrillercafe.it/stato-di-famiglia-alessandro-zannoni/?fbclid=IwAR1AWUted8Sfh_i2alnvgxPCICs2NhhAHP8U2exIKksLwIC-Qnyojq1IFg8http://www.thrillercafe.it/stato-di-famiglia-alessandro-zannoni/fbclid=IwAR1AWUted8Sfh_i2alnvgxPCICs2NhhAHP8U2exIKksLwIC-Qnyojq1IFg8

     

    Anna Vallerugo su Satisfiction

    http://www.satisfiction.se/alessandro-zannoni-stato-di-famiglia/?fbclid=IwAR35kjYDQv8Yt6clFyX10b-C7z8yWRUY9fn62M89THPg2uHBPy1uSy_6bms

     

    Giovanni Agnoloni su La poesia e lo spirito

    https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2019/06/11/stato-di-famiglia-di-alessandro-zannoni/?fbclid=IwAR3a5AG0BQzznkMxQE_Hv9M6PqlQekP4X4NfOKVWAmyawR_DZenVd7I2gnM

     

    Marco Patrone su Recensire il mondo

    https://www.recensireilmondo.com/2019/05/libri-e-recensioni-alessandro-zannoni.html?spref=fb&fbclid=IwAR3h2zoz0QNc6FXd4Dy_ceY1wgr7yCAc_F08Hfw7efFCCQ9hv5sKYGYhlnk

     

    Rosario Battiato su Sicilian Bokk Jockey

    https://sicilianbookjockey.wordpress.com/2019/05/19/il-male-familiare-ho-incontrato/?fbclid=IwAR10ioad5GPBlhJH5dsWIy4f_NUH6SJOsci9lwzM1MlX55nE2IgQADu0vHE

     

     

  • Di colleghi e lettori

    Elisabetta Caramitti su Stato di famiglia

    I libri di Alessandro Zannoni dovrebbero riportare la dicitura "Leggere responsabilmente", come si fa con gli alcolici. L'eccesso di alcol, però, porta a una sbronza che, il mattino dopo passerà e lascerà solo un po' di mal di testa; il libri di Zanna, invece, scavano e seppelliscono sottopelle violente sensazioni che faranno fatica a sparire del tutto.

    I sette racconti di "Stato di famiglia" sono sette tragedie annunciate e che ricordano tutte episodi reali da prima pagina e da cronaca nera.
    L'impianto narrativo è fantastico: i racconti sono suddivisi ognuno in ordine cronologico inverso. L'epilogo, terribile, è subito lì e ti scuote con ferocia. A seguire viene cronometrata la serie di eventi che porta i protagonisti a compiere il delitto o il massacro familiare. Leggi, e sai che qualunque motivazione non potrà fare a meno di evitare quello che è successo nella prima pagina di ogni racconto.
    Quando accadono nella realtà i fatti narrati, ci si domanda, inevitabilmente, cosa abbia potuto creare i presupposti per crimini così efferati e così contro gli affetti più cari, contro le sicurezze di cui ci circondiamo, contro le persone che ci hanno partoriti, sposati, amati, contro gli stessi figli che amiamo più di noi stessi. In questo libro si vivono le ragioni folli, le distorsioni delle menti malate da sempre, ma ben celate, o che improvvisamente sono andate in cortocircuito. Si vivono i pensieri che ribollono nelle teste di chi si trasforma in un attimo da padre amorevole a carnefice; di chi si trova in una situazione irrisolvibile se non con l'annientamento di vite che vede come lacci che lo costringono in un ergastolo senza sentimenti; di chi pensa di terminare se stesso e di portare con sé gli affetti più cari, perché è inconcepibile lasciarli orfani.
    Zannoni si cala nelle menti di questi mostri insospettabili e costruisce, parola dopo parola, la loro discesa verso il nulla.
    Non si fanno sconti, non ci sono ripensamenti, eppure c'è tanta umanità, c'è tanto dolore, c'è quasi una forma di comprensione nel giudicare qualcuno così lontano dalla nostra concezione di vita. E' lì che si comprende la bravura di chi scrive.

     

    Roberto Bobbi Camurri su "Stato di famiglia"
    Ho sempre pensato che da piccoli si pensa ai mostri perché già a quell'età si percepiscono le crepe nella purezza che ci circonda, le ombre, che il mondo non può essere soltanto la coperta calda che ci avvolge e ci fa stare al sicuro: l'amore dei genitori, i cartoni animati, la sicurezza effimera che niente di brutto potrà mai succederci. Si percepisce quella parte di vita che, crescendo, continuiamo a non sapere come chiamare, che non vogliamo guardare, quella parte di mondo che ci fa scuotere la testa quando vediamo la cronaca nera in televisione, quando guardiamo le persone che amiamo sedute di fianco a noi e ci ripetiamo che non saremmo mai capaci di farlo, che noi non siamo così; ho sempre pensato che la cronaca, le tragedie familiari che ci vengono sbattute in faccia, gli omicidi assurdi, abbiano così tanto successo tra il pubblico perché parlano a quella parte di noi stessi che preferiamo non guardare, quella parte che non vogliamo guardare, quella parte di buio e di ombra che ci fa pensare ai mostri, alla possibilità che quei mostri che ci immaginavamo da bambini fossero in realtà gli adulti, noi. Alessandro Zannoni decide che lui quella parte lì la vuole guardare, raccontare, esplorare, eliminando, però, la spettacolarizzazione, la possibilità di far leva sulla parte più bassa degli istinti pruriginosi, quella che ci fa rallentare di fianco agli incidenti. Lo fa, secondo me, ed è una mia interpretazione, facendo quello che lui odia, letteratura, mostrando quei mostri che ci spaventano, mostrando quelle crepe che sappiamo esserci quando siamo frustrati, nervosi, arrabbiati, mostrando chi potremmo essere e scegliamo di no. Secondo me, per il coraggio che ha avuto nell'affondare le mani nel buio, e per il modo che ha usato per raccontarlo, questo, è un gran libro.

     

    Lorenzo Palloni su "Stato di famiglia"
    Alessandro é un amico ed é uno dei migliori scrittori italiani in circolazione. Le cose sono collegate: ho cominciato ad apprezzare la sua scrittura, poi abbiamo lavorato insieme, e la mia ammirazione per lui, umana e professionale, a quel punto era solidissima. Ogni tanto mi fa leggere cose in anteprima. Quando mi fece leggere la prima stesura di #StatoDiFamiglia ne fui folgorato: per me tuttora il suo capolavoro, un insieme di sintesi giornalistica, riflessione sociale, e scrittura nera che sancisce il passaggio di consegne dalla mano mai lontana di Luigi Bernardi, suo mentore. Storie brevi ispirate a stragi familiari realmente accadute, casi di cronaca che sono piuttosto cronaca di questi tempi, raccontati al contrario (la strage all'inizio, e poi capitoli che ci spiegano il perché, e il perché prima, e quello prima ancora, come a ripercorrere una strada inevitabile). "Stato di famiglia" è uno di quei libri necessari in un periodo di Family Day e di fascismi, una di quelle narrazioni cattive che ci servono per stare male, per immergerci in una follia lucidissima e a portata di mano, per capire fin dove riusciamo a spingerci e quanto poco ci voglia perché inferno e sangue ci raggiungano. Uno dei miei libri preferiti non solo di Zannoni, ma in assoluto. Lo trovate in libreria per Arkadia Editore, è il primo libro della collana #Sidekar. Leggetelo e state male: non vi riprenderete, ma nemmeno ve ne pentirete.

     

    Isabella Leoni su "Stato di famiglia"

    Quando la seconda pagina è l'epilogo e l'ultima è l'inizio di una tragedia annunciata, vivi l'angoscia del lettore onnisciente. Quando entri nell'abisso della quotidianità di Alessandro Zannoni - un viaggio a ritroso senza redenzione - ti accorgi che vittime e carnefici possono essersi scambiati i ruoli. Tanta roba, veramente

     

    Francesca Battistella su "Stato di famiglia"

    Stato di famiglia non si legge come un libro qualsiasi. Bisogna inghiottirlo come un boccone amaro fatto di precisa realtà, quella che, distratti e assuefatti, leggiamo ogni giorno sui quotidiani o ascoltiamo nei notiziari televisivi. Stato di famiglia è un’esperienza, uno stato d’animo, qualcosa che ricorderemo a lungo. Stato di famiglia è un libro spietato, duro, vero, perfetto. Posso solo immaginare cosa sia costato al suo autore scriverlo. Lacrime e sangue. Onore a te Alessandro Zannoni. Onore e rispetto. E grazie per il tuo straordinario coraggio.

     

    Giovanni Jacob Lucchese su "Stato di famiglia"

    Questa raccolta di racconti è un pugno allo stomaco, una mano che ti afferra dentro e ti stringe le budella facendoti contorcere dal dolore. Ma è un libro necessario, bellissimo, piccolo ma immenso. Dopo averlo letto non guarderete più con gli stessi occhi le persone che vi passano accanto per strada, i vostri vicini di casa, voi stessi allo specchio. Non leggerlo è uno spreco di tempo.

     

    Francesca Piovesan su "Stato di famiglia"

    ho finito di leggere Stato di famiglia qualche ora fa. L’ho finito leggendo a voce alta perché quando posso voglio leggere a voce alta sentendo le pause e scegliendole. Non ce l’ho fatta sempre, in alcuni racconti mi sono dovuta fermare e le parole da pronunciare si sono spezzate in gola e sono morte lì come altre vittime. Ho riflettuto sul perché riuscissi a leggere certe pagine in maniera così solita e come altre siano diventate dei macigni e ho capito che mi trovavo in due posizioni diverse: leggevo quando ero accanto all’assassino soccombevo quando ero accanto alla vittima. La scrittura di Alessandro ti fa stare sulla scena ti fa vedere e sentire ti guida a cambiare l’angolatura ti interroga sul perché sta succedendo su quello che c’è stato prima. Ti mostra la tragedia per quello che è: un baratro di crisi che offre solo delle radici dove potersi appigliare ma l’uomo è troppo debole la soluzione è troppo debole si scivola ancora più in giù nelle viscere di una terra che quando è tutto successo quando il sangue sembrava non finire mai quando non c’erano state le urla o invece si implorava un perché, riesce a risputare fuori e lì l’epilogo, che nei racconti è l’inizio, etichetta il carnefice assoluto o il corpo vuoto che aspetta solo di cadere a terra. Stato di famiglia parla del male quotidiano quel male che ormai trabocca da tv e social network quel male che ascoltiamo spesso distratti dalla nostra stessa vita quel male che ci fa chiedere mille perché ci fa inorridire e chiudere gli occhi sperando che le risposte non siano mai razionali reali. L’inspiegabile che attraversa ogni ora del giorno.
    Leggetelo.

     

    Alexander Grusky su "Nel dolore"

     

    Che dire di "Nel Dolore"? Un lungo, intenso lamento, dalla prima all'ultima pagina. L'agonia di un uomo semplice e istintivo, oscuro e perverso, che però sa amare e sa cosa sia l'amicizia. Un lato normale e dolce, spiegatoci da sua madre e dall'amore sincero per stella, un lato brutale nella semplicità e naturalezza nell'uccidere. Eppure un uomo diverso, brutale e scurrile, vittima delle sue passioni e del degrado paesano e texano. Una storia che ti scorre sotto gli occhi in un battito di ciglia e quella fitta allo stomaco che ti annuncia che il libro è finito. Zanna all'ennesima Potenza, superlativo e mai banale, mai stereotipato, mai scontato. Un romanzo senza fronzoli, senza edulcorature, senza zucchero. Asciutto e diretto come il luogo in cui è ambientato. Nick non fa finta di essere ciò che non è. Si presenta a tutti per il gran bastardo che è. Un protagonista non eroe, non bello, non buono, non perfetto che trascina la sua vita nel dolore. Un ululato continuo sotto il cielo del deserto texano. Grazie Ale, sei unico e geniale. Un abbraccio sincero. Mi hai fatto vivere un'avventura straordinaria. A presto

     

     

     

    Valentina Paris su "Nel dolore"

     

    Thompson era ossessionato da un vicesceriffo incontrato nella realtà. In tutti i suoi romanzi ha cercato di metterlo in scena con i suoi protettori della legge, probabilmente per esorcizzarlo . Nella sua autobiografia scrisse: Non l'ho mai più rivisto, quel vicesceriffo, ma non riuscivo a togliermelo dalla testa. E più mi restava in mente, più grande era il suo mistero (...) Alla fine, col passare del tempo, riuscii a metterlo su carta, l'assassino amabile e sardonico del mio quarto romanzo La belva che è dentro di me. Ma ce n'è voluto di tempo: quasi trent'anni. E ancora non riesco a togliermelo dalla testa.
    Zannoni nei suoi romanzi ha messo in atto un processo di fagocitosi, incorporando l'autore e la sua belva, sputandoci il suo personale Nick Corey.
    Il dolore di questo nuovo romanzo , rispetto a "Le cose di cui sono capace" ha privato Nick della peggiore delle sue peculiarità : l'essere imbelle. Nick è invecchiato, è cresciuto di pari passo con Zanna, la bestia nella bestia. Non cerca più soluzioni facili, rumina sui suoi impulsi primari e pretende in tutte le 133 pagine di essere felice. Il personaggio diventa così compatto, sodo, sostanzioso, consistente e ci parla d'amore, l'amore per Stella. E stella non sembra portare questo nome per puro caso. Per quanto Nick sia costumato e temperante nel mostrarci con la scrittura i suoi sentimenti in realtà, mentre leggiamo di questo amore ci sembra di ascoltare Stanley Kowalski che urla:
    HEY STELLA!!! HEY STELLAAAAA...HEY STEEEE..
    Ma mi raccomando, non fraintendetemi, parliamo sempre di Zannoni , del suo linguaggio scarno ma mai banale, essenziale ma non consueto, con punte di rozza comicità messe in scena con Abramo. E' il nostro Zannoni che solleva una natica e molla uno dei suoi lunghi peti e Il libro vola via parola dopo parola,ed è finito e ne vorresti ancora e ancora.

     

    Cristina Pasqua su "Nel dolore"

    Incontro felice “Nel dolore” che, dalle prime righe, presenta inalterata, e ancora più smaccata e decisa, la cifra stilistica di Alessandro Zannoni. Luigi Bernardi, poliedrico e indimenticabile, a cui il libro è dedicato, aveva riconosciuto subito la forza di Zannoni, cosa che mi porta, nel rimpianto di non averlo più qui, vicino a noi, a ingoiare lacrime e commozione.

    E ci si ritrova subito lì, sul patio della casa di Licita Salomon Torres, la madre di Corey, che esce dall’ombra del precedente romanzo con un agile scarto di stile e parla nel suo idioletto italo-messicano, irrompendo con grazia sulla scena, obbligando ad alzare la testa e guardare in su, verso il cielo. Licita Salomon Torres legge le nuvole e piange. “Parlano di dolore, figlio mio”, dice piano. E subito in quell’orizzonte sfilacciato, per un gioco di specchi e corrispondenze, si profila il paesaggio emotivo di Nick Corey e, con quello, i presagi, corvi neri che aleggiano sulla sua testa.

    Nicola Coretti, lo sceriffo di BackereeedgePass, di fronte alla perdita di uno dei suoi punti fermi, forse l’unico, non può permettersi di ritirarsi nel dolore. È un uomo d’azione, e chi si è sporcato le mani del sangue del suo miglior amico, Rudy Paletta Loddenbroke, deve pagare. Metodo Corey, chi pecca, espia.

    Proprio come ne “Le cose di cui sono capace” si litiga da subito con il protagonista, conflitto immediato che scaturisce dal confronto/scontro con un sistema mentale senza quartiere che non trova all’apparenza giustificazioni. Quello che è curioso, e che accade anche nel romanzo che lo precede, è che bastano poche pagine per riconoscersi in quella logica perversa ed è impossibile per il lettore non familiarizzare con i suoi pensieri e le sue reazioni, che diventano all’improvviso imprescindibili, ovvie, quello che faresti anche tu nella sua situazione.

    Il male per Nick Corey è un’eco lontana, riverbera la prima stagione della vita ed emana l’odore cattivo di infanzia violata. Arturo Coretti, suo padre, riemerge cadavere dalle acque del lago in tutta la sua ottusa crudeltà. In un crescendo di ricordi, dove Rudy e il dolore per la sua perdita sono sempre presenti, prende forma la figura paterna di Nicola, un misto di perfidia e bestialità. Il capofamiglia violento, manesco, ubriacone. Regge bene il passo con il reverendo Rostand, padre di Stella, tra vessazioni, violenza fine a se stessa e fanatismo religioso.

    Ma il male per Nick Corey, anche in questa seconda prova, prende le sembianze di una donna, il male è ‘femmina’. Stella è tornata dopo la fuga a pochi giorni dal loro matrimonio; Stella, la traditrice bugiarda; Stella che, nonostante tutto, riesce sempre a precedere ogni sua mossa. Non stupisce che ripari motociclette nell’officina di MotorGeorge, le mani sporche impegnate a tirare una frizione e gli occhi a indagare un ingranaggio da ungere o cambiare. Non stupisce che sia attenta anche ai minimi dettagli, che non lasci nulla al caso: Stella che raccoglie cicche per non disseminare tracce del suo passaggio; Stella che scavalca a sinistra Corey e allunga un calcio nelle parti basse di suo padre, prima che Nick lo colpisca con un pugno. Sempre un passo avanti, sempre oltre.

    Ed è proprio quell’oltre che spaventa e spiazza lo sceriffo, e viola le sue leggi, legandolo a lei a doppia mandata.

    (...) “Da quando è tornata Stella mi sento cambiato e meno arrabbiato col mondo, tendo a essere più pacato e tollerante.”

    Perché quello che ha fatto Stella è ‘cambiarlo’. E non è solo prenderla in sella alla moto o farsela sulla balaustra del patio, immerso nelle orchidee blu del vestito estivo o folgorato d’amore dai jeans calati alle caviglie, non è solo desiderio, possesso; è un incantamento malato che gli inceppa i pensieri e lo fa sperare che le cose di cui è capace e tutto il malessere che si porta dietro possa cambiare di segno, diventare altro, e la sua vita prendere una piega diversa, niente più alcool, violenza, e la possibilità di chiudere con il suo modo di prendere di petto la vita che, nel corso delle stagioni, non ha fatto altro che scardinarlo, corromperlo e inquinarlo pezzo dopo pezzo.

    L’universo femminile di BackereedgePass è costellato da donne dure, che ragionano, vivono e si comportano come uomini. Sono donne che hanno subíto torti e violenze, vissuto da sempre nel conflitto e nella paura per l’ira ingiustificata di padri o mariti deragliati, alcolisti, poco di buono, feccia. Da Licita Salomon Torres, picchiata a sangue da Arturo Coretti, perché trovata seduta sul divano in compagnia di Rudy Paletta Loddenbroke, a Stella, rapina a mano armata, prigione e motori; da Martha Fleetwood, apocalittica dell’ultim’ora, morta per non aver accettato la sindrome di Kusserl del cane di suo marito, l’ossigenato marito Albert Rose, a Clarisse, la centralinista, che parla come una trivella, neanche fosse appena uscita da Dory dopo aver alzato il gomito, e sciorina, anche solo berciando due battute sul tempo e le temperature stagionali, paragoni a sfondo sessuale tra bolliti e arrosti. Primedonne a confronto o allo scontro, come il conflitto verbale tra Licita e Stella su come ci si deve comportare, fa crescere in poche battute entrambi i personaggi che caustici si tormentano in un non-sense di luoghi comuni. E Stella, come sempre, ha la meglio per la sua capacità di mettere tutti a tacere e sorprendere: (...) “Ho tutto il tempo che mi serve, signora”, fredda Licita, quando l’anziana la redarguisce su quali sono i compiti di una vera donna, badare alla casa e al suo uomo.

    Gli uomini, Nick Corey compreso, sono come le concrezioni rocciose stratificate negli anni in quei panorami aspri, deserto e coyote, non-luoghi di anima e mente. E allora anche i personaggi di contorno respirano forte. Senti trattenere il fiato a Buddy l’ottuso nell’armadio, gemere di dolore Jesus e la sua massa di carne che piega l’assito della roulotte, e pregare l’ossigenato Albert Rose di non lasciare Abramo senza la sua valigetta rossa. I denti gialli di nicotina Cameron Lloyd la Iena, e l’odore della sua paura di fronte alla pistola di Corey gli fanno tirare le labbra e scoprire l’orrore di segreti e non detti nascosti in quella bocca lasciva o Steve Drummer, e il suo puzzo di birra e carne arrostita, che spara nel ranch dei Vaughn ripreso dall’occhio vigile di telecamere di programmi televisivi per masse di decerebrati.

    La musica e la musicalità di questo romanzo – e meriterebbe una trattatazione a parte, che lascio a chi meglio di me – ci accompagna silenziosa per tutta la durata del libro, riverbera nei nomi dei personaggi – dal pirotecnico Elvis Costello a Chuck Mangione, solo per citarne due – e culmina, (...) quando il sole non è ancora scomparso del tutto, nei versi di “Radiation Blues” di Dax Riggs, la profetica traccia numero cinque scelta da Stella quale colonna sonora del loro viaggio nel deserto, traccia che pensava di cantare a squarciagola in quella serata di evasione che non arriverà mai, oscurata dai fantasmi del passato e dalla tentata vendetta con distintivo di McDermott a un torto di Corey, che lo trascinerà dritto in una polvere di sangue, morte e coyote.

    “Nel dolore” ci srotola davanti agli occhi una mappa del tesoro di riferimenti letterari, e il pregio di tutto questo accumulo è che scivola tra le righe, senza nessuna zavorra o alone di pesantezza. Meteorologia e catastrofi naturali, come la tempesta di sabbia, la Dust Bowl del Kansas del 1935, o l’invasione di formiche volanti, ti spintonano dentro territori letterari conosciuti. Ritorna la polvere che si annida nelle vite dei personaggi, nessuna speranza nonostante le finestre sigillate, solo un senso di perdita irrimediabile e la spinta comunque ad andare avanti, un altro passo ancora, alzando il tiro della narrazione in “Cielo di sabbia”; l’infanzia violata, che prende il posto di quello che dovrebbe essere il periodo aureo della vita, porta a immergersi in un’acqua buia e vischiosa che ha l’odore di morte, sopruso e inganno; i non luoghi o le poche attrazioni, come il DFW Metroplex Live di Addison, che riaprono le porte della magica sospensione che al tramonto rivive nelle immagini patinate del cinematografo ne “La sottile linea scura”. E Corey si appaia alla perfezione a Richard Dane in “Freddo a luglio” e alla sua sete di vendetta. In una parola, un sole nome, Joe R. Lansdale.

    L’incontro tra il protagonista e Abramo, il cane con la valigia rossa e la cagnetta in plastica da seimila dollari, affetto dalla sindrome di Kusserl, trascina nel secondo capitolo de “La Zona Morta” di Stephen King. Quell’aria da predicatrice apocalittica di Martha Fleetwood, l’accumulo di ciarpame che ti salva l’anima, hanno riportato in vita Ben Stillson e la sua ira che trova requie in un una cattiveria gratuita e immotivata, l’insetticida, i calci, Stillson che (...) “Odiava quei cagnacci da fattoria che spadroneggiavano sul loro mezzo acro di cortile come piccoli Cesari arroganti; da loro si poteva capire la scorza dei padroni, per giunta”. (...) 

    E questa sensazione di già visto ma non proprio così, perché sempre diverso, sempre reinventato, ritorna e prende corpo nella cieca crudeltà del reverendo Ronstad e nella sua Chiesa Pentecostale dello Spirito Santo dell’Amore Acceso, quella chiesa che fa schiaffeggiare una figlia incinta, vestita di tappezzeria a coprire anche l’ultimo millimetro di corpo, neanche si fosse nell’epoca vittoriana, quando si coprivano le gambe delle sedie. E risuscita anche il reverendo Lester Coggins e la sua Chiesa di Cristo il Santo Redentore di “Under the Dome”, lui e la sua WCIK, la stazione radio cattolica omologa della nostra Radio Maria, con la raffineria di droga sul retro, le fustigazioni e le perversioni nascoste sotto i paramenti della SUA chiesa, tutto questo e molto altro rivive nelle pieghe dell’abito del padre di Stella Ronstad, punita con “peperoncino nella passera” per la lascivia di essersi abbandonata a un bacio tra i banchi della chiesa in quel deserto della Chili Valley che fa da sfondo.

    Non si può non parlare di Jim Thompson, impossibile chiudere un occhio e far finta di non godere, anche questa volta, dei suoi personaggi folli, che trascinano in sistemi mentali all’apparenza senza fondamento e radici, personaggi allucinati, tutori dell’ordine, il loro, come Lou Ford ne “L’assassino che è in me”, o la logica inoppugnabile del giovane giornalista Clifton Brown in “Un uomo da niente”, dove una menomazione – che nel caso di Corey ha ben altre origini – porta a giustificare ogni delitto che compie per sedare il suo mal di vivere. “Pop. 1280”, grazie alla capacità dell’autore di reinventarne personaggi e confini, irrompe prepotente in immagini che sgorgano come acqua sorgiva, e nei personaggi, tratteggiati con abilità e maestria, che ti si appiccicano addosso come la carta moschicida e ti imprigionano nel loro ‘qui e ora’.

    Zannoni ringrazia apertamente Thompson, citandolo, proprio nel momento in cui Nick Corey, che porta lo stesso nome del suo ben noto personaggio, è a un passo dal baratro e cammina su un crinale che lo porterà a scivolare senza forse possibilità questa volta di essere salvato. Rudy Paletta è morto, non ci sarà nessuno a togliergli la canna della pistola di bocca quando sarà ubriaco e senza speranza.

    (...) “Mi viene da piangere per il mio fallimento. Per il mio ennesimo colpo di spugna. Il più doloroso.”

    La follia di Nick Corey, una (...) “persona morbida che si difende per tenere alla larga il dolore”, come lui stesso afferma, pervade il lettore e, tutto quello che rifiuti, come un’onda infrange, una due mille volte, fino a che alla fine, vinto dalle maree, non puoi far altro che annuire e soccombere. Nell’attesa di un seguito.

     

    Giulia Guida su "Le cose di cui sono capace"

    Quando Zannoni mi ha inviato una copia del suo nuovo lavoro, ancora inedito, "Le cose di cui sono capace", mi ha scritto una breve ma esaustiva premessa, che suonava all'incirca cosÏ: " E' la prima volta che mi invento tutto di sana pianta. Finalmente ce l'ho fatta, cazzo."
    Il che credo meriti qualche minuto di riflessione.
    Giocare con la vita reale e ricamarci su può essere uno dei modi di raccontare una storia. Cosa che richiede ad ogni modo un certo stile. Non basta aver vissuto a perdifiato e controvento per poterci scrivere un romanzo, serve anche una stoffa per parare i colpi che l'esperienza non ti può regalare.
    Un altro modo per raccontare una storia è inventarla. Tutta di sana pianta.
    Una storia che non abbia alcun punto di contatto con la realtà che si conosce la si deve immaginare.
    Creare dei personaggi, ambientazioni nuove, una sceneggiatura che non è ancora stata vissuta, perciò è tutta da scrivere. E' un salto nel vuoto, da una parte. Una sfida alle tue capacità, per tastare con mano i limiti del tuo talento, per sentire se in qualche punto della strada la tua storia puzza troppo della vita che ti si è ammucchiata addosso o zoppica un pò tra quelle righe tutte bianche che non sai proprio come riempire, tanto che alla fine ci attacchi su gli stessi scatti che sono appesi alle pareti della tua stanza.
    Quello che sorride lì sul foglio sei tu e non ti nascondi neanche tanto bene.
    Ecco, invece Zannoni questa volta ce l'ha fatta. A inventarsi tutto di sana pianta, ma ce l'ha fatta mettendoci del suo, chiaro. E se c'è una cosa che non posso non apprezzare in uno scrittore oggi è la capacità di essere originale nei piccoli dettagli, trovare il punto di fuga giusto che gli permetta di battere la ritirata dalle etichette pi˘ comuni, dalle definizioni di genere, dai parametri standard della critica.
    "Le cose di cui sono capace" è un tipico racconto americano, molto alcolico, di quelli con tanto sesso e troppe parolacce.
    L'idea originaria di Zannoni era di buttar gi˘ un omaggio a "Colpo di spugna" di Jim Thompson, un americano troppo nero per essere solo noir. Il protagonista del romanzo - o per meglio dire dei due romanzi paralleli - è Nick Corey, lo pseudonimo con cui Zannoni si presenta in giro per il web da qualche mese a questa parte. Perché è sempre il solito megalomane e un'identità sola non gli basta.
    Thompson gli avrebbe detto che per essere un cazzo di omaggio era scritto troppo bene, però che la smettesse di usare il nome del suo amico che tanto - cosa credeva - avrebbe comunque fatto la fame, gli avrebbe ridato indietro il libraccio senza salamelecchi e poi ci si sarebbe ubriacato insieme, che è comunque un gran modo di dire grazie.
    Perchè alla sua maniera Zannoni dimostra che le cose di cui è stato capace questa volta non sono roba da tutti.
    Il primo colpo di genio del nostro uomo dall'identità variabile sta proprio in questo: nell'essere riuscito a intrecciare i vari passaggi in modo tale da mostrare al lettore come lo sceriffo Nick Corey non sia altro che il risultato di un processo di americanizzazione di Nicola Coretti, cambiando quindi il background di base del personaggio e trasferendolo in un contesto diverso dall'originale.
    Il secondo colpo di testa è di aver ripreso la struttura del romanzo americano sullo stile di Lansdale e Leonard, spesso troppo standardizzato e seriale, e di averlo sabotato dall'interno.
    E' una critica sottile, quella di Zannoni.
    Una buona lezione contro il rischio della ripetitività e della monotonia che spesso fanno di uno scrittore un autore di bestsellers a tiratura illimitata.
    Non ha scelto di criticare da fuori.
    Ha preso il noir americano e l'ha scrollato dalle fondamenta. L'ha smontato pezzo per pezzo. Battuta dopo battuta. Scena dopo scena. Senza esporsi mai più del dovuto, giocando d'azzardo in sottobanco. Tutto è così esasperatamente americano che non ti verrebbe mai in mente, abituato come sei a veder circolare certo materiale in giro, che questo piccolo gioiello intriso di Texas, deserto e di puttane sia una squisita presa per il culo del genere stesso a cui appartiene.
    Zannoni ha preso i suoi personaggi, tutti nati e vissuti da bravi americani. Abituati a pensare che niente sia impossibile solo perchè sono cresciuti America, la terra del grande sogno e dell'enorme incubo. Ha pensato di disegnare bene questi figli di puttana ad uno ad uno, di farli ritrovare di punto in bianco in mezzo a un inseguimento all’ultimo secondo o a una sparatoria mortale e magari è riuscito anche a farli uscire vivi e senza troppi graffi. Imperfetti sì, quello è imprescindibile. Altrimenti non sarebbero vivi.
    C'è questa scena, per dirne un’altra, in cui Corey e il suo amico Rudy stanno pisciando tra le rose di Reyna, la moglie di Rudi, una iena rapace, sempre lì a sputare e ingoiare veleno, a prendere a morsi anche l'aria- allora c'Ë questa scena in cui i due malcapitati vedono arrivare una macchina al rallentatore verso di loro. E da qui il riferimento parte automatico. I due sbandati dei fratelli dei Coen e Bridges, nella regolare tenuta accappatoio e mutande intento a giocare a bowling tra un white russian e un altro, si mettono di traverso tra le battute per rendere la scena esilarantemente americana, mentre Jeff continua a darsi a fuoco all'accappatoio con la sigaretta accesa.
    Il terzo motivo per cui un romanzo così dovrebbe stare sotto il vostro culo adesso è che tutto quello che è venuto fuori da questo sabotaggio clandestino è l'amore.
    Perciò Zannoni non si limita a riutilizzare il modello americano, esasperando i suoi cliches, tratti distintivi e le sue tematiche feticcio, ma ci lascia anche la firma. Una qualche puttanata la doveva sparare e la spara lì, come da copione. Quello che viene fuori da qui, invece, è un uomo vero, in carne ed ossa, irrimediabilmente innamorato. Non un eroe da missione apocalittica. Uno che corre sul filo del rasoio, sì, che sfiora la morte allo scoccare del secondo, ma sempre per una donna o per quel buon diavolo di Rudy, che qualcuno lo dovrà pur aiutare.
    E uno sceriffo, diamine, dovrà pur darsi un tono. Prima o poi.

     

     

    Valentina Paris su "Le cose di cui sono capace"

    "Questo libro rappresenta il mestiere dello scrittore artigiano, ogni copia potrebbe essere un pezzo unico. Lo stile è quello cinematografico e le parole scorrono a ventiquattro fotogrammi al secondo, con quella puzza da Oscar da John Huston in "Il Tesoro della Sierra Madre". Ma il vero capolavoro l'Oscar non lo vince mai. Sono ancora immersa in questo mondo che hai creato e che va oltre il concetto dell'amoralità. Ti chiedi se è colpa del caso, del destino,della fatalità tragica, ma la tua arte è quella di rivoltare tutto con una libertà sconvolgente, con una parata di mostri umani che ti riempiono i polmoni di sabbia. Alla fine di ogni capitolo viene voglia di supplicarti: Zanna lasciami respirare. Non ci sono sconti per nessuno, nel tuo Texas, nessuna pillola indorata, un'umanità deforme viene rappresentata. Ma ciò che turba, nella tua apparente esagerazione, è ciò che li rende parte di noi, che ci piaccia oppure no, nelle loro debolezze umane. E Nick è la massima rappresentazione delle nostre debolezze, e adesso ci prova, e fallisce e ci viene una paura fottuta. Ma poi, quando chiudi il libro , lo pensi soltanto come un uomo libero, che supererà il suo dolore perché in fondo, Stella, non è che ci sia mai piaciuta. Tu scrivi e crei un genere. Il genere Zannoni. Non ci si può confondere, si può fare a meno del titolo, della prima di copertina, della fascetta. Non servono indizi. Leggi una riga e sai bene dove sei. E questo è il vero miracolo per noi lettori del secondo millennio sommersi e confusi da autori omologati. Non lo meritano tutti questo libro, bisogna essere dei lettori più attenti alla sostanza che alle formalità, pronti ad una cruda essenzialità. Bisogna essere dei guidatori esperti per sopportare gli improvvisi sbalzi di ritmo e d'atmosfera, e bisogna essere coscienti di stare dalla parte sbagliata della strada senza molte alternative. Tu hai una lama in mano e la rigiri, la rigiri, la rigiri... Ma non sei contento, rigiri la lama e richiedi la nostra complicità, persino. Chi ti legge ti ama, perché man mano che va avanti nelle tue parole, capisce che alla fine non lo consolerai.

     

    Lorenzo Palloni su "Biondo 901"

    Ora il libro ce l'ha la mia ragazza, che lo ritiene sublime e spesso mi snobba per leggerlo e rileggerlo.

     

    Maurizio Mongiovì su "Biondo 901"

    È la seconda volta che Zannoni viene a stanarmi nei miei incubi, per cui gli devo qualcosa. E’ un romanzo breve e non c’è tempo da perdere in dettagli, casomai in variabili. Meglio chiarire subito che la seconda possibilità non c’è, finita, pietra sopra. Redenzione non ce n’è. Niente saldi. Prende Raperonzolo e le taglia i capelli. Ben scalati, per carità. Prende De Palma al suo meglio, lo porta in Versilia e lo fa aspettare a un incrocio per ore. Fanculo subito l’innocenza. Fanculo anche i personaggi principali. Allora la variabile dov’è. Nelle ultime trenta pagine, indimenticabili. Distoglie lo sguardo. Offre al lettore il sale della terra, in forma di piccolo uomo. E ora correte a comprare il libro, stiamo mica qui a pettinare le bambole, diolai.

     

     

    Paola Ronco su "Biondo 901"

    uau, ho finito adesso, in pausa, il romanzo... ma che bello, ma bello vero neh.
    se fossi in grado ti farei una recensione di quelle vere, ma non sono capace, e allora ti dico solo che mi è piaciuto, mi ha divertito, mi ha commossa, e ci ho sperato fino all'ultimo, e poi è scritto daddio, e ci dovrebbero fare non solo del teatro, ma pure un film, dei fumetti, dei tazebao.
    bello, bravo, bis.

     

     

     

     

     

     

     

  • racconti

    giusto un assaggio

  • Interviste

    come autoprodotto, con Marinella Lombardi per ThrilletMagazine (2007)

    http://www.thrillermagazine.it/4301/michelangelo-merisi-l-imperfetto-e-il-suo-duale

     

    con Fabio Nardini per Cut-up (2007)

    http://www.cut-up.net/cms/index.php?option=com_content&task=view&id=36

     

    con Giulietta Iannone per Liberi di Scrivere (2009)
    https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2009/11/10/intervista-con-alessandro-zannoni/

     

    con Barbara Baraldi (2009)

    http://www.barbarabaraldi.it/imperfetto-intervista-ad-alessandro-zannoni.html

     

    su ThrillerMagazine (2009)
    http://www.thrillermagazine.it/7481/alessandro-zannoni-imperfetto-per-vocazione

     

    con Enzo Carcello per Corpifreddi (2010)

    http://corpifreddi.blogspot.it/2010/03/intervista-alessandro-zannoni.html

     

    con Lucius Etruscus per ThrillerMagazine (2011)

    http://www.thrillermagazine.it/11520/alessandro-zannoni

     

    con Cristian Borghetti per La Tela Nera (2012)

    http://www.latelanera.com/editoria/interviste/intervista.asp?id=147

     

    con Rosalia Messina per Libri e Dintorni (2014)

    http://libriedintorni.libreriamo.it/la-parola-allautore/alessandro-zannoni-lorgoglio-di-scrivere-noir-e-gli-sberleffi-ai-lettori-che-leggono-solo-autori-americani/

     

    con Massimo Maugeri per Letteratitudine (2017)

    https://letteratitudinenews.wordpress.com/2017/03/01/nel-dolore-di-alessandro-zannoni/

     

    con Michele De Negri per Officina Letteraria (2017)

    http://www.officinaletteraria.com/nel-dolore-alessandro-zannoni/

     

    con Giulietta Iannone per Liberi di scrivere (2017)

    https://liberidiscrivereblog.wordpress.com/2017/07/27/un-intervista-con-alessandro-zannoni/

     

    con Giulia Cocchella per Mangialibri (2018)

    http://www.mangialibri.com/interviste/intervista-alessandro-zannoni?fbclid=IwAR2bXLQ8y8HJvWT8MHZWYRNeR7HS8QIoQfv5figYrXrwgS72U6PrGDxRa98

     

    con Massimiliano Città

    http://www.massimilianocitta.it/blog/alessandro-zannoni/?fbclid=IwAR2QXVAMxXrM4IRpXd4QXZkMr_EKAZx-D-QhnX4Hf8elcTeBp7HXwfWAKog

     

     

     

     

     

     

  • presentazioni 2019

    contattare ufficiostampa@arkadiaeditore.it

    7 Marzo
    scuola media di Castelnuovo M.

    La Spezia
     

    23 Marzo

    libreria "Gli anni in tasca"

    Pisa

     

    12 Aprile

    festival di

    Rozzano (MI)
     

    13 Aprile

    festival "Un ponte di storie"

    Ponte in Valtellina

     

    31 Maggio

    Festival "La piccola invasione"

    Ivrea

     

    14 giugno

    Carrara

     

    24 luglio

    Cesenatico

    rassegna "Parole al cartoccio"

    11 Aprile
    ore 21 Lavoratorio Artistico

    Sarzana
     

    19 Aprile

    libreria LiberiTutti

    La Spezia

     

    11 Maggio

    Salone del libro, Sala Avorio ore13.30

    Torino

     

    2 Giugno

    festival "I libri per strada"

    Sarzana

     

    7 Giugno

    "Una marina di libri"

    Palermo

     

    12 luglio

    libreria "Confraternita dell'uva"

    Bologna

     

    5 Agosto

    rassegna "Lungo il Tevere"
    Roma

     

    6 Agosto

    Piccola rassegna letteraria

    Sarzana (SP)

     

    7 Agosto

    Locanda Ameglia Alta

    Ameglia (SP)

     

    9 Agosto

    Estate d'Autore

    Montemarcello (SP)

     

    12 settembre

    Festival "Florinas in giallo"

    Florinas (Sassari)

     

    13 settembre

    libreria Ubik

    Cagliari

     

    7 novembre

    NaturaSì Bistrot

    Trieste

     

    8 novembre

    libreria Einaudi

    Udine

     

    10 novembre

    PisaBookFestival

    Pisa